21 ottobre 2017

L' inversione dei ruoli

Nella vita ogni tanto bisogna cambiare altrimenti è una monotonia, cosi per dare un pizzico di fantasia alla nostra relazione abbiamo deciso che per una volta ci saremo scambiati i ruoli, sarebbe stato il mio schiavo per un giorno.
Una volta stipulato l’ accordo, non ho voluto indugiare molto cosi gli ho chiesto di spogliarsi e stendersi nudo sul letto dopo di che l’ ho ammanettato mani e piedi al letto, poi mi sono fermata per ammirarlo, era bellissimo, molto eccitante e soprattutto era a mia completa disposizione, potevo fargli qualsiasi cosa senza avere il più piccolo diniego.
La sua posizione, a spreader eagle, ha eccitato pure lui ed in un attimo il suo cazzo è diventato enorme, non sono riuscita a trattenermi, gli sono salita sopra, glielo ho afferrato e me lo sono fatto sprofondare dentro, era semplicemente divino, me lo sono gustato tutto fino a quando inesorabilmente mi ha riempita tutta, contenta ma non ancora sazia ha voluto farlo tornare esuberante cosi ho preso a succhiarlo fino a quando non è tornato duro e pronto per un nuovo assalto.
La mia voglia di averlo dentro era incolmabile, ogni volta che veniva con maestria ed  ingordigia lo facevo risorgere, tanto che dopo numerosi assalti ha iniziato a dire basta chiedendomi di fermarmi, ma ero troppo eccitata, non mi sarei fermata per nessun motivo.
In un momento di rilassamento sono andata a frugare in un cassetto dove ho preso una ball gag ed un  grosso plug, quello che nei momenti speciali mi infila nel culo, perché volevo vedere se dentro di lui faceva lo stesso effetto che faceva su di me, avevo timore che non lo gradisse ma ero decisa a tutti i costi a mettere in pratica quello che avevo in mente.
Per prima cosa gli ho infilato dentro la bocca la ball gag perché non volevo sentire le sue eventuali proteste, poi ho lubrificato ben bene il plug e mentre glielo stavo facendo l’ ennesimo super gustoso pompino glielo ho appoggiato sul culo e con forza glielo ho spinto tutto dentro, ha cercato di ritrarsi ma poiché era ben legato ed impossibilitato a muoversi ha dovuto accettare passivamente l’ intrusione.
Per rendere ancora più eccitante la situazione ho preso un paio di manette e mi sono ammanettata le mani dietro la schiena poi l’ ho scopato di nuovo e poi ancora ed ancora fino a quando esausta ho deciso di fermarmi.
Stremata, quasi priva di forze mi sono stesa accanto a lui per riposare, dopo un po’ ho deciso di liberarmi ma non ci sono riuscita, nell’ eccitazione del momento avevo usato un paio di manette a cerniera e mi ero ammanettata con i buchi delle serrature dalla parte sbagliata e non riuscivo a toglierle, per liberarmi prima dovevo giocoforza liberare lui, cosi dopo un po’ di acrobazie sono riuscita ad aprire le manette che lo legavano al letto.

Appena si è liberato, si è estratto dal culo il grosso plug e senza tanti complimenti me lo ha infilato in bocca ordinandomi di non espellerlo per nessun motivo, poi mi ha afferrata per i capelli e mi a trascinata nello scantinato, dentro la stanza dei giochi, ha afferrato la catena che pendeva dal muro e mi ha incatenata ad essa, non contento con un lucchetto ha accorciato la catena riducendola a meno di mezzo metro, cosi mi sono ritrovata legata per il collo con una catena cortissima, ho capito che avevo esagerato ed adesso ne avrei subito tutte le conseguenze ma non mi importava avrei accettato tutto perché adesso ero veramente felice di ritrovarmi nel mio ruolo ideale e qualunque fosse la sua volontà per me sarebbe il più grande piacere.
Ha  recuperato il plug dalla mia bocca, mi ha ordinato di abbassarmi e me lo ha infilato dentro il culo ordinandomi di non toglierlo per nessun motivo e verificato che tutto fosse stato di suo gradimento se n’ è andato chiudendo la porta a chiave.
Rimasta sola ho iniziato ad assaporare la mia “detenzione” ma soprattutto il piacere che mi dava il grosso membro che era dentro di me e come se avesse intuito il piacere che stavo provando mi ha lasciata rinchiusa tutto il giorno e solo al mattino successivo è tornato a liberarmi………………………...

16 settembre 2017

Sotterrata

Avere una casa in prossimità del lago ha reso le nostre vacanze molto piacevoli, non solo potevo prendere il sole al naturale, ma essendo un luogo molto ritirato potevamo giocare in ogni modo che ci passasse per la testa senza avere la preoccupazione di proteggerci da occhi indiscreti.
Il terreno intorno al lago era sabbioso quindi molto soffice, cosi al mio compagno è balenata una splendida idea, mi ha proposto di scavare una buca dentro la quale mi avrebbe sotterrata fino al collo, era un gioco che avevo fatto da bambina quando andavo al mare con la mia famiglia, cosi ho accettato con molto entusiasmo in modo da rivivere quei momenti felici.
Per creare un po’ di difficoltà ha voluto incatenarmi mani e piedi con delle catene pesanti che avevo portato e che fino ad oggi non avevo mai usato, dei pesanti ceppi ai polsi ed alle caviglie collegati con una grossa catena, poi ha preso una pala e mi ha accompagnata sulla riva del lago dove mi ha ordinato di scavare una buca, gli ho detto che essendo incatenata avevo molte difficoltà ad eseguire il suo ordine, ma è stato irremovibile, si è seduto su di un tronco e mi ha ordinato nuovamente di scavare.
Ho raccolto la pala ed ho iniziato a rimuovere la terra, era molto faticoso ma poi l’ ho trovato veramente eccitante, una schiava costretta a scavarsi una buca dentro la quale il suo aguzzino l’ avrebbe sepolta, era bellissimo, mentre scavavo fantasticavo e gioivo fino a non sentire più la fatica ed il dolore che mi procuravano le catene, dopo alcune ore di duro lavoro sono riuscita a scavare una grossa buca dentro la quale di li a poco mi avrebbe sotterrata.
Era abbastanza profonda, ci sono entrata e mi sono seduta, il collo affiorava sul ciglio, era della misura giusta, ha raccolto la pala ed ha iniziato subito a riempirla, ad ogni palata comprimeva la terra in modo che aderisse perfettamente al mio corpo, in poco tempo la buca è stata riempita ed io mi sono ritrovata  sotterrata fino al collo, ero bloccata dalla terra che circondava il mio corpo potevo muovere solo il collo, quell’ immobilità totale mi piaceva e mi eccitava.
E’ rimasto per molto tempo a contemplare il suo splendido lavoro, ero sicura che la mia situazione lo eccitasse e cosi è stato, si è seduto davanti alla mia faccia a gambe spalancate, ha tirato fuori il suo enorme cazzone e me lo ha spinto in fondo alla gola, non avendo grande possibilità di movimento ho cercato di assecondarlo il più possibile ed è stato meraviglioso, giunto al culmine dell’ eccitazione mi ha riempito la gola per la mia grande felicità, poi con tutta la sua calma si è rivestito, mi ha messo un cappello sulla testa e se n’ è andato, ho provato a richiamare la sua attenzione, chiedendogli di tirarmi fuori da li dentro ma ha fatto finta di non sentire e se n’ è andato.
Rimasta sola ho provato inutilmente a muovermi per potermi liberare, ma sia la terra perfettamente aderente al mio corpo che le catene con cui ero legata mi obbligavano all’ immobilità totale, non so quanto tempo ho passato sotterrata dentro quella buca ed ad essere sincera devo confessare che ho avuto molta paura, poi vicino all’ imbrunire è tornato e mi ha dissotterrata, ha provato a togliermi le catene ma non c’ è riuscito, la terra era penetrata dentro le serrature ed impediva alla chiave di aprirle, non ha insistito molto, anzi per consolarmi mi ha portata a casa e detto se volevo liberarmi potevo rivolgermi al mio amico fabbro perché lui doveva tornare in città e cosi ha fatto, se n’ è andato lasciandomi sola ed incatenata.
Rimasta sola sono andata sotto la doccia cercando di rimuovere più terra possibile da dentro le serrature, ma anche questa manovra è risultata vana, le chiavi non entravano nei loro buchi, cosi sono dovuta ricorrere all’ aiuto del mio amico Carlo, al quale ho dovuto spiegargli che cosa avevamo fatto e di cosa avevo bisogno, alla mia spiegazione dell’ accaduto l’ ho sentito ridacchiare per telefono, poi mi ha detto che mi avrebbe aiutato ma solo all’ indomani perché stasera aveva da fare, poco male, non avendo altre possibilità avrei passato tutta la notte incatenata e questo lo trovavo molto piacevole.
Al mattino è arrivato con tutta la sua attrezzatura, ha controllato le serrature, poi mi ha detto: “ti libererò dalle catene ma prima sai cosa voglio”, non c’ è stato bisogno di dire altro, con molto entusiasmo siamo andati nella camera da letto e con immenso piacere abbiamo scopato..... scopato......... scopato........... per non interrompere quel momento sarei rimasta incatenata per l' eternità ...........................

13 agosto 2017

Sulla riva del lago 2° parte

Con l’ arrivo della bella stagione sempre più frequentemente ci rechiamo al laghetto situato nelle vicinanze della nastra abitazione ed oltre che prendere il sole e fare lunghe nuotate possiamo divertirci, lontano da occhi indiscreti, a nostro piacimento.
Mi sono appena svegliata, ho fatto un’ abbondante colazione e subito il mio compagno si presenta davanti con manette e leg irons, sorrido, sono certa che avrà in mente qualcosa di piacevole, istintivamente gli porgo le mani, prima di ammanettarmi mi chiede di togliere i vestiti, faccio cadere la vestaglia rimanendo completamente nuda davanti a lui, mi ammanetta mani e piedi poi chiude sul mio collo un collare di acciaio collegato ad una lunga catena, sono eccitata, non so quali intenzioni abbia, ma qualunque esse siamo lo seguirò con molto piacere.

Mi mette un cappuccio sulla testa, poi tirandomi per la catena mi chiede di seguirlo, obbedisco e come un cagnolino lo seguo fuori con molta difficoltà fuori dalla casa, sento che stiamo attraversando  il prato credo mi stia portando verso il lago, le catene alle caviglie sono molto corte per cui ho un po’ di difficoltà a seguirlo, ma non demordo, mi piace essere portata alla catena come un cagnolino, lo seguo docile docile senza un lamento, infine dopo un lungo e problematico percorso riconosco il luogo, siamo arrivati sulla riva del laghetto, mi fa avvicinare ad un grosso tronco di un albero abbattuto vicino alla riva e con molta cautela mi ci fa appoggiare sopra con la pancia, blocca la catena del collare a qualcosa davanti a me proprio sotto l’ albero, poi mi toglie i leg irons e lega le mie caviglie con delle catenelle facendomi restare con le gambe spalancate.

Sono immobilizzata, appoggiata a quel tronco aperta e disponibile per chiunque, aspetto con ansia che approfitti del mio stato, fremo nell’ attesa della sua prossima mossa che non tarda ad arrivare, lo sento posizionarsi dietro di me ed infine penetrarmi piacevolmente con il suo cazzone duro come l’ acciaio, in un attimo sono invasa dal piacere fino ad arrivare ad un intenso orgasmo.

Sono felice e spossata, il duro percorso per raggiungere il lago mi ha stancata, ma l’ epilogo è stato entusiasmante e mi sento completamente appagata, mentre cerco di rilassarmi sento le sue mani che mi invitano ad aprire la mia bocca e mi fa stringere tra i denti un anello metallico, mi dice sono le chiavi per liberarti dalle catene, non ci posso credere, come faccio a prenderle e liberarmi se sono bendata ed ho le mani legate dietro la schiena, mugolo per fargli capire che è una cosa impossibile, non mi risponde, sento i suoi passi allontanarsi, sono veramente nei guai non riuscirò mai a liberarmi, mugolo di nuovo, mi agito per fargli capire che ho bisogno del suo aiuto ma non mi ascolta, resto sola, legata e con le chiavi tra i miei denti, non sarà facile uscire da quella situazione.

Credo che siano passate alcune ore da quando se n’ è andato, le catene al collo ed alle caviglie nonostante tutti i miei sforzi per liberarmi non hanno ceduto di un millimetro, sono in piena agitazione, tanto che le chiavi mi sfuggono di bocca e cadono per terra, impossibile raccoglierle, il sole si sta alzando ed i suoi raggi sono sempre più forti sul mio corpo sto rischiando un’ insolazione, poi il miracolo, a forza di agitarmi sento che le catene alle caviglie stanno cedendo, faccio ricorso a tutte le mie forze e riesco a liberare prima una poi l’ altra caviglia, forse adesso ce la posso fare.
Con le caviglie libere cerco di scavalcare il grosso tronco, con molta fatica ci riesco, la catena sul collo si è allentata ed allora sono in grado di recuperare il mazzo delle chiavi, il cappuccio mi impedisce di vedere dove sono allora mi giro con le spalle al tronco e con le mani tasto il terreno tutto intorno e finalmente riesco a recuperarle, trovo il lucchetto che mi tiene legata e lo apro, sono libera ma non del tutto, cerco di aprire le manette ma la chiave non è nel mazzo, allora con pazienza ed un enorme sforzo cerco un’ appiglio o una sporgenza nel tronco per sfilarmi il cappuccio, dopo molteplici tentativi ci riesco, adesso anche se ho le mani legate posso tornare a casa.

Ammanettata, nuda e scalza mi incammino sperando di non incontrare nessuno per la strada, sarebbe molto imbarazzante dovergli spiegare perché sono in quella situazione, dopo un’ ora di cammino giungo a casa dove c’ è il mio amore che mi sta aspettando ed appena mi vede, mi viene incontro mi prende in braccio ed invece di liberarmi mi porta in casa, mi adagia sul letto e mi scopa ancora una volta, meraviglioso, dopo tanta fatica finalmente il paradiso…………………………………….

15 luglio 2017

Sulla riva del lago

Nelle vicinanze della nostra casa c' è un laghetto circondato da molti alberi, non è molto conosciuto e quindi poco frequentato, in estate con il mio compagno ci andiamo spesso per prendere il sole e magari fare un bagno immersi nella natura e lontani da occhi indiscreti, l' ultima volta che ci siamo andati, dopo essermi spogliata, mi sono distesa sulla piccola spiaggia a prendere il sole, lui mi viene vicino e mi sussurra all' orecchio: "oggi non ho tanta voglia di starmene sotto il sole, perché non facciamo qualcosa di speciale?", quel suo qualcosa di speciale mi attizza sempre e senza neanche sapere cosa ha in mente, certa di gustandomi un pomeriggio incantevole, gli dico che sono prontissima per ogni sua richiesta.
Si allontana un attimo per tornare con quattro paletti, mi chiede di spogliarmi completamente, mi  fa stendere sulla sabbia e mi fa allargare braccia e gambe, poi conficca nel terreno i paletti, colpendoli con un sasso a poca distanza dai miei arti, noto che tutti i paletti hanno una lunga catenella, molto probabilmente li aveva preparati prima di venire al lago, la gira intorno ai miei polsi ed alle caviglie per poi chiuderla con un lucchetto, in pochi attimi mi ha legata a croce sulla sabbia, tento di liberarmi, tiro con forza ma i paletti sono ben piantati nel terreno non riesco a spostarli nemmeno di un millimetro, guarda con ammirazione il suo lavoro, ma non è ancora soddisfatto, prende un foulard, lo annoda al centro me lo infila in bocca e lo allaccia ben stretto dietro la testa poi con un' altro mi benda gli occhi, mi piace il modo in cui mi ha legata, sono eccitata e prevedo che il del pomeriggio sarà gustosissimo.
Sono legata, imbavagliata e bendata sotto il sole che bacia la mia pelle, mi rilasso, sento il canto degli uccelli, il frusciare delle foglie e tanti altri piccoli rumori a cui non riesco a dare un' origine, mi immergo nel mondo che mi circonda, sono felice e rilassata, non riesco ne a sentire la presenza del mio compagno e questo mi mette un po' di ansia ma non mi preoccupo perché sono certa che non mi lascerebbe mai alla mercé di tutti.
Immersa nei miei pensieri non mi rendo conto del tempo che è trascorso da quando mi ha legata, credo un paio d' ore anche perché i muscoli delle braccia iniziano a farmi male e vorrei essere liberata, cerco di richiamare la sua attenzione mugolando per quanto mi permette il bavaglio ed agitandomi un po' con il corpo, ma non ottengo nessuna risposta, ho la sensazione che si sia allontanato lasciandomi sola e ben legata, dopo essermi affannata cercando inutilmente di liberarmi sento dei passi avvicinarsi, è lui che ha sentito il mio richiamo e tra poco mi libererà ed allora saprò io come ringraziarlo per la bellissima serata, sento che mi sta girando intorno, sono certa che mi sta osservando da ogni punto di vista e vuole scrutare ogni mio più piccolo dettaglio, poi sento le sue mani che mi accarezzano dolcemente, provo un brivido di piacere, infine si posano in mezzo alle mie gambe, mi sto eccitando, viene sopra di me ed inizia a scoparmi, ho un sussulto, rabbrividisco, il suo corpo emana un profumo di dopobarba che lui non ha mai usato, sono invasa dal terrore: "chi è quell' uomo dentro di me".
Cerco di urlare, di strappare quelle catene che mi tengono legata ma tutto è inutile, stretta in una morsa di terrore mi irrigidisco, non riesco più a muovere un muscolo, spero che questa tortura finisca al più presto, ma il mio violentatore ha una resistenza incredibile che sembra non avere mai fine, se fossi certa che è il mio compagno sarebbe una situazione estremamente eccitante  ma non riuscendo a capire chi fosse quella scopata mi stava andando veramente di traverso.

 Una volta scaricato dentro di me tutto il suo piacere, silenzioso come era arrivato se n' è andato, ero arrabbiatissima, non riuscivo a rilassarmi, mentre lacrime di odio scendevano sul mio volto, sono trasalita di nuovo quando ho sentito altri passi avvicinarsi, ho temuto che il violentatore fosse tornato ed invece era il mio compagno che mi ha liberato dicendomi che si stava annoiando e voleva tornare a casa, con il volto imbronciato ho raccolto i miei vestiti e sono salita in macchina senza dire una parola ma appena chiusa la portiera ho notato che sul porta oggetti c' era una bottiglietta che prima non avevo visto, incuriosita, l' ho presa e l’ ho aperta per annusarla, era lo stesso profumo del violentatore, l' ho guardato scura in volto ed ho visto che sorrideva molto soddisfatto, mi aveva giocato un brutto scherzetto, allora la mia rabbia è esplosa ed ho iniziato a colpirlo sul torace imprecando contro di lui e mentre cercavo di colpirlo ho messo inavvertitamente una mano sul suo inguine ed ho sentito che si stava eccitando, di colpo mi è passata tutta la rabbia, gli ho aperto i pantaloni strappandogli tutti bottoni e tirato fuori il suo enorme cazzone me lo sono fatto sprofondare tutto dentro la bocca ed ho iniziato a succhiare come una pazza, questa volta sono bastati pochi minuti ed è venuto mugolando dentro la mia bocca.
E' vero che mi aveva fatto un bello scherzetto, facendomi passare lunghi attimi di terrore ma è per questo che mi piace e lo adoro....................

10 giugno 2017

Le segrete del Castello

Era trascorso quasi un mese dalla nostra visita al castello, quando Martina, tutta euforica mi chiama dicendomi che il nostro amico Simone, il custode del castello, gli ha comunicato che la settimana prossima sarà a nostra completa disposizione perché il castello è chiuso al pubblico ed i proprietari sono via, mi ha garantito che ti farà provare il brivido di essere incatenata e rinchiusa nella cella più segreta e tetra del castello.
Il solo pensiero di essere rinchiusa in una cella segretissima mi ha provato una fortissima eccitazione ma al tempo stesso anche molta paura, il ricordo di quella cella tetra e buia aveva lasciato il segno, la paura di ripetere una simile avventura stava avendo il sopravvento e non ero intenzionata a ripeterla, ma la mia amica Martina aveva tutto l’ interesse perché accettassi e ha fatto di tutto per convincermi, dandomi della fifona, parolaia e ricorrendo persino al ricatto, colpita nel mio orgoglio ho dovuto accettare.
Ho trascorso tutta la settimana in uno stato di fortissima eccitazione, finalmente avrei immedesimato la damigella rinchiusa in una  vera cella del medioevo, adesso potevo realizzare i miei sogni, ma nel contempo un fortissima paura mi sconvolgeva, non ero sicura di me stessa di come avrei reagito nel momento che i miei carcerieri avrebbero chiuso la porta, ma ormai era troppo tardi e non mi potevo rimangiare la parola data.
Il giorno fatidico ci siamo presentate all’ appuntamento, dopo i saluti Martina ha voluto perdere tempo ed ha chiesto di portarmi subito nelle segrete, abbiamo sceso le solite scale della volta precedente, abbiamo oltrepassato la cella dove ero stata rinchiuse ed in fondo abbiamo sceso un’ altra rampa di scale, l’ ambiente, l’ ambiente era sempre più tetro e la piccola lampada che portava Simone lo rendeva ancora più angosciante, ero fortemente tentata di rinunciare ma la mia amica Martina, posizionata dietro le mie spalle, non me lo avrebbe mai permesso, infatti ad ogni mia incertezza si prodigava a spingermi energicamente in avanti.
Arrivate davanti ad una grossa porta rinforzata con sbarre di ferro ho avuto un attimo di esitazione, dello stesse parere non erano i miei amici che con fare autoritario mi hanno spinto dentro e raccolte le catene dal pavimento le hanno chiuse sui miei polsi poi dopo avermi sollevato le braccia hanno bloccato, con un lucchetto, le catene sopra la testa, in quel momento ho avuto paura, l’ ambiente era irreale, ho gridato, volevo rinunciare, Martina per calmarmi prima mia ha abbracciata poi mi ha infilato la sua lingua in bocca e per finire con decisione mi ha strappato le mutandine ed infilato due dita dentro la fica, in quell’ istante tutte le paure sono scomparse lasciando il posto ad fortissimo orgasmo.
I miei carcerieri sono usciti dalla cella chiudendo la porta a chiave, il grande piacere che avevo provato mi stava abbandonando, appena tornata alla realtà ho preso visione della situazione in cui mi ero cacciata, la cella buia e malsana con una piccola apertura sul soffitto che faceva entrare a fatica un piccolo raggio di luce, un’ infinità di ragnatele che si appiccicavano alla mia pelle, tutto intorno una grande quantità oggetti accumulati nel tempo facevano capire che quella cella non era stata più usata da molti anni ed io adesso mi trovavo rinchiusa ed incatenata, un vero incubo.
Mentre ero rinchiusa ed incatenata ho avuto modo di riflettere e sono arrivata ad una conclusione: dentro a quella cella c’ erano troppi oggetti abbandonati da secoli, le catene dovevano chiudersi con molta difficoltà ed invece è stato facilissimo chiuderle su di me,  la mia amica Martina ed il custode avevano programmato da tempo la mia “avventura”, ho tratto la conclusione che accettando ho favorito il loro scopo.
Dopo molte ore passate a tormentarmi in quella tetra cella, finalmente la porta si è aperta e la mia amica è apparsa sulla porta, prima ha aperto il lucchetto che teneva le mie braccia incatenate alla parete poi mi ha detto: “voglio dardi una bellissima notizia, Simone ci concede di restare al castello tutta la notte, io la trova favolosa, tu cosa dici accettiamo……….” e senza aspettare la mia risposta ha bloccato la parte terminale della catena ad un anello sul pavimento, poi con ironia mi dice: “sono felice che tu abbia accettato, ci vediamo domani mattina……..” ed esce chiudendo nuovamente la porta.
Ero arrabbiatissima, non approvavo le loro decisioni, non avevo accettato le sue richieste, mi trovavo nuovamente rinchiusa dentro quella orrida cella, non sarei mai riuscita ad uscire da li dentro con le sole mie forze per cui ho dovuto rassegnarmi e cercare di trascorrere il tempo rimanente nel miglior modo possibile, ma non sarebbe stato facile, il buio ed il cattivo odore invadevano oltre che l’ ambiente anche la mia mente, sarebbe stata una nottata da incubo……………………………………… ma perché mi lamento, non è quello che vado sempre cercando………………….

13 maggio 2017

Il Castello

L 'altra domenica sono andata con la mia amica Martina a visitare un castello situato a pochi chilometri dalla nostra abitazione, la visita era consentita esclusivamente ai giardini, alla cappella e ad alcuni locali dove erano esposte numerose armature, la nostra curiosità era quella di poter visitare le segrete dove venivano rinchiusi i prigionieri.
Durante la visita abbiamo incontrato il custode, un giovane di bell' aspetto molto simpatico con il quale abbiamo subito fatto amicizia, ci siamo intrattenute per molto tempo a parlare con lui, ci ha spiegato tutta la storia del castello, dei suoi abitanti e dei suoi fantasmi.
Visto che era nata un' amicizia, Martina gli ha espressamente chiesto di poter visitare le segrete,  perché esercitavano, su di me, un fascino ed una curiosità incredibile, mentre io diventavo rossa come un peperone per l’ imbarazzo Martina cercava, con ogni mezzo, di convincere il custode ad esaudire la nostra richiesta e non esitava a provocarlo anche sessualmente.
 Le provocazioni di Martina avevano mandato in visibilio il custode il quale ha accettato di farci visitare il sotterraneo  dove c' erano una serie di celle molto anguste, ma non subito, perché in quel momento i proprietari del castello erano li disobbedendo agli ordini avrebbe rischiato il licenziamento, ci ha proposto di ritornare giovedì prossimo, giorno chiusura per visite nel quale anche i proprietari sarebbero stati assenti, ci avrebbe fatto visitare tutto il castello anche i luoghi più segreti, la promessa era allettante, non potevamo perdere una simile occasione,  saremo ritornate il giorno stabilito.
 Ho trascorso i giorni che mancavano all’ appuntamento in piena euforia, non riuscivo ad immaginarmi cosa avrei visto e trovato, qualsiasi cosa sarebbe stata un’ esperienza esaltante,
Giovedì pomeriggio ci siano presentate all’ appuntamento, Martina era vestita in modo estremamente provocante ed alla sua vista al custode è rimasto senza fiato, immaginandosi la lauta ricompensa che avrebbe ottenuto, ci ha fatto visitare tutto il castello, sale e saloni immensi, pieni di cimeli, affreschi e meravigliosi dipinti, poi la nostra richiesta le prigioni, si è procurato una lampada a petrolio poi da un cortile interno ci ha condotte lungo una scalinata piccola e buia, illuminata solo da una fievole luce della lampada in un sotterraneo dove su ambe le parti c’ erano le celle chiuse da spessissime porte di legna rinforzate con sbarre di  ferro.
Alla vista di quell’ angusto luogo il mio cuore ha iniziato a battere forte per l’ emozione, ero in subbuglio, Martina vedendo il mio stato ha subito chiesto di aprire una cella, il custode ha preso una chiave appesa ad una parete ed ha aperto una cella, io eccitata e titubante mi sono affacciata per visionare l’ interno fermandomi sulla soglia, in quel preciso momento Martina che era alle mie spalle mi ha dato una forte spinta facendomi fare quattro passi dentro la cella e contemporaneamente ha chiuso la porta alle mie spalle, ho cercato di uscire immediatamente ma era troppo tardi il portone della cella era stato chiuso con il grosso catenaccio, sono stata colta impreparata non avevo calcolato di essere rinchiusa, avevo paura cosi ho iniziato a battere i pugni sulla porta gridando di essere liberata, ma dall’ altra parte della porta non ho ricevuto nessuna risposta, quel silenzio era la conferma dei miei sospetti, mi avrebbero liberato solo dopo che avesse fatto i suoi comodi, Martina non era venuta cosi provocante solo per visitare il castello, il suo scopo era un’ altro e per quello non mi voleva tra i piedi, cosi ha approfittato delle mie debolezze ed ha unito l’ utile a dilettevole ed il gioco era fatto.
Rassegnata alla mia detenzione ho guardato dentro la cella controllando ogni particolare e quello che ho visto non è stato piacevole, una cella piccolissima tutte le pareti in pietra con solo una piccolissima finestrella in alto su di una parete dalla quale entra a fatica un raggio di luce, un giaciglio di pietra e niente altro, uno sgradevole odore di rinchiuso fanno il luogo più tetro in cui sono stata rinchiusa, se non venivano a liberarmi non avevo nessuna possibilità di uscire da quel luogo maledetto, più il tempo passava più venivo invasa dall’ angoscia e dalla paura, ho provato a rilassarmi adagiandomi sul duro giaciglio sperando di essere liberata al più presto.
 Ho sentito aprirsi la porta quando dalla finestrella non entrava più la luce del sole, mentre ero già pronta trascorrere tutta la notte dentro quel buco, appena aperta la porta ho abbracciato la mia amica in segno di ringraziamento per avermi liberata, Martina sorridente ha ricambiato l’ abbraccio dicendomi: “adesso ce ne andiamo perché stanno arrivando i proprietari ma torneremo molto presto e in quell’ occasione mi ha promesso che ti richiuderà nella cella più tetra e buia del castello ed in quell’ occasione sarai anche incatenata”.
A sentire il suo programma ho avuto un brivido che mi ha sconvolto ma allo stesso tempo mi ha eccitata enormemente, se ho provato dei brividi ad essere solo rinchiusa figuriamoci ad essere anche incatenata, magari con i ferri dell’ epoca, credo sarà un’ esperienza incredibilmente esaltante………………………….

15 aprile 2017

La collezione

Sta arrivando la bella stagione e  come si fa per la casa è il momento di pulire e mettere in ordine tutti i miei "giocattoli", cosi una sera ho preso tutti i miei oggetti di restrizione (manette, leg irons e lucchetti) le ho messi dentro la lavastoviglie e gli ho fatto fare un accurato lavaggio poi ancora caldi li ha adagiati sul letto e poi con molta cura e dedizione li ho presi uno ad uno e con uno straccetto li ho lucidati rimuovendo le ultime tracce del lavaggio e con una goccia di olio ho lubrificato il meccanismo di chiusura.
Alla fine, molto soddisfatta del il mio lavoro, ho ammirato tutti quei bellissimi oggetti sparsi sul letto, non sono riuscita a trattenermi, erano bellissimi, lucenti e disponibili per essere usati, non ho resistito molto e raccolto il primo paio di leg irons l' ho chiuso con grandissimo piacere sulle mie caviglie, poi sono scesa dal letto ho fatto alcuni passi per guardarmi allo specchio, le mie gambe vincolate da quei ferri luccicanti le facevano apparire molto più belle, quella visione mi piaceva ed allo stesso tempo mi eccitava.
 Però avere solo la gambe legate non mi bastava cosi ho preso un paio di manette e le ho chiuse sui miei polsi, non contenta ne ho prese un' altro paio ed ho fatto la stessa cosa, poi un' altro ed un' altro ancora, le mie braccia erano sempre più bloccate, godevo vedendo la mia immagine riflessa nello specchio, adoravo quel bellissimo luccichio delle manette chiuse sui miei polsi, mi sentivo sempre più bella ed eccitata, cosi ho raccolto l' ultimo paio, un bellissimo paio di "Hiatts 1504" con cerniera e con molta pazienza sono riuscita a chiuderli sui miei polsi, adesso ero contenta, immobilizzata e soddisfatta.
Senza neanche rendermene conto avevo chiuso sui miei polsi più di otto paia di manette e sulle caviglie quattro leg irons, più mi guardavo allo specchio più mi eccitavo, tutti quei ferri limitavano moltissimo i miei movimenti e ciò esaltava il piacere sentirmi impotente, piacevolmente prigioniera.
Il tempo era trascorso velocemente e senza rendermene conto era arrivato il momento in cui dovevo preparare al mio compagno che stava rientrando da lavoro, ho preso le chiavi per liberarmi ma dopo alcuni tentativi mi sono resa conto che era impossibile, l’ ultimo paio, le meravigliose “Hiatts 1504” erano chiuse sui miei polsi con i buchi delle serrature dalla parte sbagliata ed era già la seconda volta che mi capitava, il mio compagno avrebbe avuto molto da ridire sulla mia sbadataggine, sono certa che non sarebbe stato molto contento trovarmi ammanettata e costretta ancora una volta a chiedere il suo aiuto, ho provato in tutti i modi ma tutto è stato vano, rassegnata ho atteso il suo ritorno pronta ad ogni sua reazione.



Appena è entrato in casa, vedendomi ammanettata mi ha detto “ma allora è un vizio farti trovare sempre legata, io penso che tu lo faccia apposta per farti punire per la tua negligenza” non ho risposto ma gli ho solo mostrato i polsi in modo da facilitare la mia liberazione, ha raccolto le chiavi e stava per liberarmi, ma poi ci ha ripensato ed invece di aprire le manette ha liberato le caviglie dai leg irons, mi ha portata in camera e fatta distendere sul letto, ha fatto passare i leg irons tra le sbarre della testata e li ha chiusi sulle manette, immobilizzandomi sul letto.
Con tutta la sua calma si è spogliato, ha preso un paio di forbici ed ha tagliato i miei vestiti poi è salito su di me e mi ha scopato facendomi urlare di piacere, è stato semplicemente meraviglioso, poi si è rivestito mi ha salutato dicendomi: “visto che non hai preparato nulla da mangiare dovremo andare a cenare al ristorante” e  gettando le chiavi sul letto: “se riesci a liberarti puoi raggiungermi li, sarò ben lieto di cenare con te……..”.
Non sarei mai riuscita a liberarmi neanche avessi avuto la forza di rompere le catene tantomeno  a raggiungerlo, voleva darmi una lezione ed aveva trovato un modo che per me sarebbe stato il più piacevole, ho atteso il suo ritorno rilassata e piacevolmente legata immaginandomi il gustosissimo dopo cena…………………………….